May
24
Vacanze Stintino 2010
May 24, 2010 | Lascia un Commento
Molti stanno già pensando alle prossime vacanze estive, visto che la stagione 2010 è ormai alle porte. Di sicuro è internet oggi lo strumento che rende più semplice scoprire quali sono le destinazioni più appetibili per i propri gusti e per le proprie tasche e che permette di confrontare tra loro immagini e offerte e finalmente prenotare le vacanze.
Gli amanti del mare, dei paesaggi naturali dai colori intensi, dell’ospitalità e dei sapori tipici potrebbero optare per un viaggio sardegna. Le mete sono numerose nell’Isola e molto differenti tra loro. Chi desidera fermarsi al nord, più semplice da raggiungere, ha l’imbarazzo della scelta quanto a belle località di mare.
Il nord ovest della Sardegna è molto meno mondano del nord est dell’Isola. Questa zona, accanto ad una costa molto bella e frastagliata, vanta località ricche di storia come Alghero, Castelsardo e Sassari, altri piccoli borghi caratteristici, chiese campestri e vestigia archeologiche. Non mancano però i divertimenti per i più giovani, specie ad Alghero.
Stintino è un delizioso borgo che si affaccia sulle splendide acque del golfo dell’Asinara (Parco Nazionale), sull’estrema punta nord ovest della Sardegna. Fondato a fine Ottocento dalle famiglie dei pescatori che abitavano sull’isola dell’Asinara sfrattate per far posto alla colonia penale, oggi vive principalmente grazie al turismo. La presenza di numerose strutture ricettive permette di ospitare tantissime presenze ogni anno. Numerosi, sia sardi che non, possiedono una seconda casa a Stintino, adatta a lunghi periodi di ferie.
L’alternativa dell’albergo Stintino o del residence Stintino è una buona idea per periodi di vacanza più brevi, magari progettando un itinerario alla scoperta di tutto il nord ovest.
Stintino (in sardo “s’isthintinu” e cioè il budello), prende il nome dallo stretto fiordo su cui venne fondato il paese. Oggi l’abitato si è molto esteso a seguito della costruzione di ville e strutture turistiche, ma il vecchio nucleo di case di pescatori dai colori pastello mantiene un grande fascino.
Non lontano dal centro abitato, vicino al mare, sorgono le antiche tonnare che furono operative e fonte di ricchezza economica sino al XX secolo. Sono state ristrutturate e oggi sono utilizzate a scopo turistico e ricreativo. Esiste anche un Museo della Tonnara dove sono esposti documenti, oggetti, foto che raccontano il ciclo di vita del tonno e illustrano le fasi della mattanza. D’estate al porto viene organizzata la sagra del tonno.
Il punto di forza di Stintino è il contesto ambientale in cui si trova, all’estremità nord di una penisola pianeggiante sferzata dal maestrale, ricoperta da macchia mediterranea, dove trovano spazio alcune zone umide ricche di biodiversità. La costa è costellata da varie spiagge, tra cui spicca la ormai famosa Spiaggia della Pelosa, una delle più belle di tutta l’Isola. Si trova proprio davanti all’isola Piana e all’Asinara e ha un arenile candido e acque trasparentissime. È delimitata a nord dalla torre seicentesca della Pelosa. Più a nord ancora si trova Capo Falcone, dove si trova un’altra torre saracena. I fondali sono ovunque molto ricchi, ideali per fare snorkeling e immersioni. Inoltre, si può facilmente praticare Windsurf.
Sono a disposizione due porti attrezzati per il turismo nautico: il Porto Vecchio e il Porto Nuovo. Dal Porto Nuovo partono diverse imbarcazioni che effettuano le gite all’incontaminata oasi naturalistica del Parco Nazionale dell’Asinara, un’esperienza da non perdere.
A fine agosto si svolge la Regata della Vela Latina di Stintino, nata nel 1983. È affascinante perché vi partecipano barche di legno di, italiane e straniere, con una specifica vela, chiamata latina, di colore bianco e dalla forma triangolare.
Apr
21
Salento, prodotti tipici e turismo…un mix vincente!!!
April 21, 2010 | 1 Commento
Nel Salento ci sono molte cose speciali per cui ogni Salentino nè va orgoglioso:
- le bellezze architettoniche e paesaggistiche, basta pensare a Lecce, città barocca per eccellenza;
- le spiaggie e il mare cristallino, famose sono quelle di Otranto, Gallipoli, Santa Maria di Leuca;
- i balli folkloristici, uno per tutti la Pizzica, che ogni anno atttira miglioni di turisti;
- l’incredibile ricchezza dei Prodotti Tipici Enogastronomici, i grandi Vini del Salento, la Pasta fatta in casa , le verdure, i condimenti e i contorni.
Per un viggio virtuale salite tutti su “lu sciarabbà” alla scoperta del Salento in sette passi…
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Apr
21
Il caciocavallo silano d.o.p. ®: tutto latte nostrano .
April 21, 2010 | 1 Commento
Nei variegati viaggi tra cibo e bevande, sapori e profumi, piaceri e colori, cultura e storia, impariamo ad apprezzare il valore delle cose, non solo il loro prezzo.

Il Caciocavallo Silano è uno dei più antichi formaggi a pasta filata del sud Italia, considerato che già Ippocrate disquisiva dell’arte dei Greci nella preparazione dello stesso. La denominazione “Silano” deriva, invece, dalle origini antiche del prodotto legate all’altipiano della Sila, in Calabria, zona tipica di produzione della più originale e sincera tipologia di questa delizia del gusto.
E’ un formaggio semiduro a pasta filata, acquistabile nella confezione sottovuoto in rete su affidabili portali di commercio elettronico di prodotti tipici calabresi, prodotto con latte di vacca di diverse razze, tra cui la Podolica, una tipica razza autoctona delle aree interne dell’appennino meridionale. La sua produzione inizia con la coagulazione del latte fresco a una temperatura di 36-38°C, usando caglio di vitello o di capretto. La fase di maturazione consiste in un’energica fermentazione lattica, la cui durata varia in media dalle 4 alle 10 ore e può dirsi completata quando la pasta è nelle condizioni di essere filata. Segue un’operazione caratteristica, consistente nella formazione di una specie di cordone, plasmato ad arte fino a raggiungere la forma definitiva, sferica, ovale o troncoconica, che varia secondo le diverse aree geografiche di produzione. Il peso è compreso fra 1 e 2.5 kg. La crosta, sottile, liscia, di marcato colore paglierino in superficie, può manifestare la presenza di leggere insenature dovute ai legacci. La pasta si presenta omogenea o con lievissima occhiatura, di colore bianco o giallo paglierino. Il sapore è inizialmente dolce fino a divenire piccante a stagionatura avanzata.

La sua originalità e squisitezza, è stata tutelata e salvaguardata mediante passi importanti di questi ultimi anni, visto che si è anzitutto ottenuto, con decreto del Consiglio dei Ministri (10/05/1993) il riconoscimento di Denominazione di Origine; fatto seguire in successivo momento (01/07/1996) dall’ambita D.O.P. (denominazione di origine protetta) europea, che ha consentito al prodotto di poter entrare a buon titolo nel gotha di quelli che potranno fregiarsi del marchio di tutela comunitario.
Con tale marchio si garantisce, in pratica, che quella specifica tipologia ha tutte le caratteristiche di salubrità, schiettezza e genuinità del vero Caciocavallo Silano, visto che si rispettano i principi essenziali propri del disciplinare: utilizzo di latte proveniente da bovini di un delimitato territorio; rispetto delle minuziose fasi nel processo di lavorazione relativo, secondo i canoni della vera tradizione casearia meridionale; apposizione di un fregio a fuoco sul prodotto stagionato, il classico pino dell’altopiano della Sila, una volta trascorsi i tassativi tempi tecnici di stagionatura (60/90 gg).
Per evitare possano perpetrarsi eventuali frodi ai danni degli ignari consumatori, contestualmente ai menzionati riconoscimenti si è strutturato a Cosenza il Consorzio di Tutela Formaggio Caciocavallo Silano, al quale aderiscono numerose aziende e caseifici. Scopi principali dell’organizzazione sono, ovviamente, tutelare le aziende consorziate da eventuali “falsi” proposti in commercio, considerato che sul mercato esistono numerosi formaggi “omonimi”, ma che in realtà vengono realizzati con latte e/o cagliata di importazione; promuovere iniziative e campagne informative atte a far conoscere le peculiarità del Cacio Silano dop e delle sue caratteristiche organolettiche.
Il vero Caciocavallo Silano, infatti, è ricco di vitamine, sali minerali e proteine, ed è particolarmente indicato, per via delle sue spiccate qualità nutritive, nelle diete dei più piccoli, di chi pratica sport e di chi è un po’ avanti nell’età. Basti pensare che per produrne un solo kilo occorrono circa 10 litri di latte fresco, con valore nutritivo per ogni 100grammi corrispondente all’equivalente derivante da 180gr di carne bovina o 200grammi di trota.
Il Caciocavallo Silano può essere consumato come formaggio da tavola o utilizzato come ingrediente per tantissime ricette tipiche dell’Italia meridionale. Possono tornare utili in tale ricerca di chicche ed usi variegati del prodotto, i suggerimenti dei siti di e.commerce che propongono in rete il Cacio Silano Dop.
Ancora una volta, dunque, si conferma tutta la versatilità ed originalità in cucina dei prodotti tipici calabresi!!
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Apr
21
La bontà dei “sughi pronti calabresi” per ogni preparazione facile ed immediata.
April 21, 2010 | Lascia un Commento
I prodotti tipici calabresi protagonisti in cucina anche nelle esigenze estive.

Certo il tempo non basta mai e poi, con le giornate calde della bella stagione, è normale che inizi la “fuga dai fornelli”. C’è quindi la naturale propensione a preparare portate facili, immediate e fresche, così come a disporre in cucina di condimenti già pronti e facili da utilizzare.
Tale consolidata tendenza gastronomica fa sì che la maggior parte delle aziende, anche quelle innovative del mercato del commercio elettronico che propongono in rete prodotti tipici calabresi, presentino nelle loro vetrine (virtuali o tradizionali che siano) un buon assortimento di sughi pronti, che spaziano dalle tipologie più note della gastronomia (ortolana, olive, basilico, ecc..) ad elaborazioni che invece prevedano l’uso di “tipicherie” proprie delle regioni italiane.
Particolare delizia del palato, anche d’estate, la si ritrova infatti allorquando si utilizzino sughi profumati e genuini perché prodotti con ingredienti freschi, dalle spiccate connotazioni regionali, come nella tipologia proposta con uno dei più rinomati prodotti tipici calabresi, la cipolla di Tropea; ovvero nella tipologia al tonno, ove la base primaria è rappresentata da pescato tassativamente dei mari calabresi;o ancora nell’innovativo condispaghetti e paste lunghe in generale, che cambia il modo di condire i primi piatti, connotando gli stessi con l’unicità del peperoncino e dei pomodori secchi della tradizione gastronomica calabrese: ed infine nei tipi siciliana e napoletana, sughi dagli aromi tipici del sud Italia.
In particolare, ampia è anche la spinta promozionale che queste aziende del commercio elettronico utilizzano come leva alla vendita, prevedendo sconti e tagli prezzo di periodo che consentono facilmente agli utenti di fare buona scorta di queste referenze per tutto il periodo di massimo ed opportuno utilizzo dei medesimi.
Ma base essenziale di questa proposta è, come per tutti i prodotti, che si tratti di preparazioni gastronomiche dalla buona genuinità, altrimenti qualunque pubblicità e spinta se ne faccia lascia inesorabilmente il tempo che trova.
Risulta, dunque, strategico che le produzioni offerte rispondano, in particolare, a criteri base e fattori da rispettare con severa attenzione:
- che si tratti di elaborazioni genuine e dalla indiscutibile qualità, con ingredienti assolutamente naturali;
- senza l’utilizzo di particolari eccipienti e conservanti;
- versatilità di utilizzo, permettendo a chiunque di preparare piatti gustosi in modo facile e veloce;
- con un prezzo alquanto contenuto;
- provenienti da aziende affidabili;
- che preveda un ampio paniere di gusti e specialità.
Altrimenti ogni allettante proposta all’utenza risulterà oltremodo vana.
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Apr
21
Delizie del nostro sud: il pesto calabrese.
April 21, 2010 | Lascia un Commento
L’eccellenza dei sapori della gastronomica calabrese in una sciccheria tutta da provare.

Tra i rinomati prodotti tipici calabresi non poteva certo mancare un condimento per la pasta che mantenesse e preservasse tutte le connotazioni tipiche della cucina calabrese, che raccontasse della squisitezza e prelibatezza delle colture agricole e dei prodotti della terra, il pesto calabrese, acquistabile on-line presso siti di commercio elettronico della regione, la cui serietà e correttezza aziendale in rete è stata testata nel tempo, in maniera assolutamente obiettiva, dai propri clienti, ottenendone notevoli feed-back di affidabilità.
Lungi dal voler far concorrenza al suo ben più rinomato ed indubbiamente squisito omonimo della Liguria, il pesto calabrese propone un tocco decisamente diverso e caratterizzante, mantenendo i sapori originali e gustosi, propri dell’agricoltura della regione, venuto fuori dall’ingegno di una massaia di quelle zone con l’intento di trasformare un semplice piatto di pasta in una portata di alta qualità, aggiungendole quel giusto tocco di esclusività.
Viene ottenuto, infatti, in modo assolutamente artigianale, utilizzando pomodori naturalmente essiccati al caldo sole del nostro sud, squisito olio di oliva, pinoli, noci, mandorle ed aromi naturali, adeguatamente “pestati” ad arte, ossia con un continuo e ripetuto “sminuzzare” degli ingredienti a forza di botte con un pestello (sembra strano, ma il senso dei termini da l’esatta idea dal lavoro di preparazione necessario!!). E’ ovvio che non ne poteva mancare, come da tradizione, la sua versione piccante, per cui viene opportunamente inserito, tra i suoi ingredienti base, “sua maestà il peperoncino piccante calabrese”, che la fa da padrona anche in tal caso, laddove sia necessario portare in tavola un primo piatto di spessore.
L’uso del prodotto è alquanto semplice in cucina, dimostrando qui tutta la sua versatilità e schiettezza; basta infatti soffriggere per qualche minuto il composto in padella con dell’ olio di oliva e farvi saltare la pasta (lunga o corta che sia) precedentemente lessata: in tal modo il sapore inconfondibile del pesto si insinua e si lega alla pasta, rendendola quanto mai appetitosa e garantendole un tocco di fantasia ed esclusività. Il completamento del gusto lo si può facilmente ottenere aggiungendo una spolverata di pecorino o ricotta stagionata appena grattugiate, prima di servire in tavola.

Il risultato di questa meraviglia di sapori, di questo inimitabile ritratto del gusto è facile e semplice da intuire: un rosso fuoco intenso che racconta di tutte le originalità della gastronomia della regione; una raffinatezza del palato forte, decisa, ma al contempo stimolante delle sensazioni olfattive, che si inebria nella mensa.
E che dire, poi, se la fantasia in cucina ci aiuta a dovere, sperimentando soluzioni alternative al classico e più semplicistico utilizzo della referenza, come ad esempio dei tagliolini conditi con pesto calabrese e vongole. Ovvero, per accentuare ancor di più tutta la schiettezza e sincerità dell’arte culinaria del nostro sud, elaborando degli strozzapreti con pesto calabrese e pomodorini di collina. Sono tutte soluzioni d’uso proposte nelle schede tecniche della referenza dai siti di commercio elettronico di prodotti tipici calabresi che vendono in rete il pesto calabrese.
Insomma, piatti e sapori tutti da scoprire!!
Note di conservazione. La referenza viene opportunamente pastorizzata alla produzione per cui, una volta aperta la confezione, può facilmente conservarsi in frigo, avendo cura di coprirne il rimanente prodotto con olio di oliva.
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Apr
21
Sapori esplosivi in tavola: la bomba calabrese
April 21, 2010 | Lascia un Commento
La vulcanicità dei prodotti tipici calabresi in un vasetto di vetro.

La bomba calabrese rappresenta uno fra i più ricercati prodotti tipici calabresi, il gigante per antonomasia fra i sottoli dell’enogastronomia della regione, acquistabile su siti di commercio elettronico di quelle terre, che mirano alla qualità delle referenze trattate, piuttosto che al prezzo. Senza dubbio la naturalezza degli ingredienti utilizzati, la passione per le cose buone di una volta contraddistinguono questa unicità del gusto e del palato, ricercata da chi voglia deliziarsi con prodotti di eccellenza, decisi e nel contempo originali.
In tanti hanno tentato di copiare nome e ricetta della bomba calabrese, in verità con scarso esito nei risultati ottenuti. Ecco quindi che la vera bomba calabrese la si può ottenere solo utilizzando gli ingredienti indigeni di questa regione.
Sperimentata con lungimiranza per la prima volta più di una quindicina di anni fa da un commerciante calabrese, raffinata nel sapore, viene ottenuta con melanzane, carciofi, funghi misti di bosco, olio, sale, origano, pepe nero, alloro, aceto di vino e l’immancabile peperoncino (nonché - ovviamente - priva di coloranti o conservanti), il tutto tritato e conservato in olio. Come si può facilmente capire, con tutti questi ingredienti d’eccezione “l’esplosione di sapori” è ovviamente assicurata.
Questa deliziosa e stuzzicante crema diventa così una viva protagonista della tavola, sia ove venga utilizzata per condire un bel piatto di pasta (le avete mai assaggiate le penne con la bomba e il tonno?); sia ove venga spalmata su una fetta di pane o sulle tradizionali bruschette, dunque come appetitoso ed opportuno pre-pasto; oppure per rendere accattivante un tradizionale panino, o ancora sulle uova fritte, nel ragù……, forse faremmo prima a dire dove non si può utilizzare: in ogni caso, un compagno pirotecnico della nostra cucina, che dimostra sempre tutta la sua versatilità e facilità d’uso.
Una delizia naturale, prodotta dunque con la maestria che deriva da una lunga esperienza in fatto di specialità calabresi, e che vi farà scoprire - o riscoprire - tutta la forza e la passione della Calabria.

Ribattezzata anche come “fuoco vivo” o “viagra naturale” per le sue caratterizzazioni decise di aromi e sapori, viene utilizzata dai produttori più oculati anche come materia prima nella produzione della pasta secca: si ottengono così i corrispondenti fusilli alla bomba calabrese, che di per sé racchiudono tutto il necessario per ottenere un primo piatto di “spessore”, in particolare ove venga opportunamente condito con un buon sugo casereccio di carne ed una spruzzata di ricotta pecorina stagionata.
Siete pronti col bavaglino?? Manca solo da leccarvi i baffi….se ce li avete!! Altrimenti, buon appetito comunque.
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Apr
21
Marmellata di liquirizia, una esclusività calabrese.
April 21, 2010 | Lascia un Commento
Solo nella regione della vera liquirizia potevano sperimentare una delizia così allettante.
E’ risaputo che la Calabria sforna tante originalità enogastronomiche provenienti dalla sua esclusiva tradizione culinaria, proposti sul mercato attraverso evoluti sistemi di commercio e/o portali di prodotti tipici, raggiungendo una capillare diffusione su tutto il territorio nazionale ed oltre. Sarebbe infatti superfluo ricordare il gusto unico dei salumi della regione (la nduja, soprattutto), la schiettezza degli agrumi (le rinomate clementine della Piana di Sibari), l’eccezionale sapore della cipolla di Tropea, e tutti i vari prodotti derivati da queste peculiarità.

La liquirizia rappresenta una delle particolarità del territorio, considerando che la relativa pianta (Glycyrrhiza glabra) è nota ed impiegata in zona da molti secoli e – secondo quanto afferma l’autorevole Enciclopedia Britannica – la migliore qualità di liquirizia “is made in Calabria”. Si tratta in particolare di una radice che nasce spontaneamente, dal gusto sorprendente e dalle innumerevoli proprietà benefiche. Dal relativo succo estratto si ricavano dei confettini neri e lucidi che tutti abbiamo assaggiato almeno una volta nella nostra vita.
Il gusto eccezionale di questo prodotto e la sperimentazione di aziende locali, volta a trovare usi alternativi alla materia prima sì da dimostrarne tutta la versatilità nell’uso, ha fatto sì che, particolarmente in questi ultimi anni, il prodotto avesse un utilizzo sempre più insolito e variegato.

Fu così che qualche lungimirante azienda ha provveduto a proporre la marmellata di liquirizia, anche se forse un po’ impropriamente si è attribuito tale denominazione, visto che per legge le marmellate sono solo di frutta, e considerando che una delle basi essenziali di questo composto è costituito, per l’appunto, dalla liquirizia: forse più opportunamente si sarebbe dovuto parlare di confettura di liquirizia.
In merito agli ingredienti utilizzati, infatti, si tratta di una preparazione a base di confettura di mele aromatizzata con polvere di liquirizia tassativamente calabrese, zucchero e null’altro. Dunque un prodotto totalmente naturale, senza conservanti e/o coloranti, così come il mercato dei prodotti genuini ed artigianali tassativamente impone e richiede. Ragione per la quale può, a giusta ragione, annoverarsi tra le specialità selezionate dall’ ACCADEMIA ITALIANA DEL PEPERONCINO.
La sensazione gustativa iniziale che si riceve è quella di una massa corposa che svela, in quantità, l’aromaticità della liquirizia. La dolcezza della confettura viene esaltata dalla “freschezza” che evolve in bocca e che lascia un retrogusto unico al palato e alle papille.
E’ ovvio che questa specialità alimentare può normalmente gustarsi in quanto marmellata, dunque come prodotto energetico da prima colazione, spalmata naturalmente su fette biscottate o crostini.
Tuttavia, la confettura di liquirizia dimostra tutta la sua originalità allorquando la si utilizza in maniera alternativa in cucina, così come suggerito nelle schede tecniche delle aziende che propongono il prodotto in rete. In fin dei conti è quanto si esige dalle originalità culinarie: stupire con delle preparazioni uniche, che sovvertano il ritmo frenetico del pranzo veloce di ogni giorno, magari rubato in tutta fretta durante una pausa lavoro.
Si appalesa, infatti, tutta la sua “sciccosità” gastronomica ove accompagni formaggi cremosi con componenti acidule e strutture compatte. La crescenza, lo stracchino o anche la ricotta possono esserne l’esempio più calzante, anche facendo riferimento al bel rapporto cromatico scuro/candido, per dei fine pasto originali ed eccellenti. Qui il contrasto dolce/salato servirà a concludere in maniera eccezionale ogni pranzo, garantendo sicuro successo accordato da tutti i commensali.

O, ancora, spalmandola o utilizzandola come farcitura per una semplice torta al cacao con copertura di cioccolato o zucchero a velo, appalesando l’ eccezionale accordo cioccolato/liquirizia, un tocco di esclusività che non passerà inosservato, anzi sarà di certo apprezzato da grandi e piccini.

Se tutto ciò serve a stuzzicare la vostra golosità, val la pena sperimentare la marmellata o confettura di liquirizia.
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Apr
21
Elaborando a modo clementine, liquirizia e peperoncino se ne ottiene…….
April 21, 2010 | Lascia un Commento

Quale è la mission di un e.commerce di prodotti tipici calabresi?? Senza dubbio quella di offrire alla propria utenza referenze sempre nuove e diverse, difficilmente reperibili nella comune distribuzione commerciale (tradizionale o moderna che sia), per allettarsi di tanto in tanto con qualcosa che appaghi il palato, che delizi per la sua originalità e, soprattutto e sempre, di qualità medio - alta.
In tale difficile perseguimento dell’obiettivo occorre naturalmente appoggiarsi ad affidabili aziende produttrici all’avanguardia, disponibili a condividere, insieme ai distributori della rete, questo progetto di continua ricerca.
In Calabria, appunto, sono state unite tre eccellenze alimentari della regione, le clementine, la liquirizia ed il peperoncino, elaborate ad arte e secondo antica ricetta per dar vita a due nuove marmellate, tutto gusto e tradizione: la confettura di clementine piccante e quella di clementine e liquirizia.
Il dato caratterizzante di queste nuove proposte gastronomiche è indubbiamente l’esclusività e qualità della materie prime utilizzate, provenienti tassativamente da zona tipica di produzione:
- - le rinomate clementine della Piana di Sibari, decisamente di una spanna superiore in termini di gusto e qualità organolettiche rispetto ad analogo prodotto similare, quello spagnolo o magrebino;
- - la liquirizia calabrese, ribadendone la peculiarità di questa referenza visto che, come affermato peraltro anche dall’autorevole Enciclopedia Britannica – la migliore qualità di liquirizia “is made in Calabria;
- -sua maestà “il peperoncino calabrese”, che dimostra ancora una volta la sua consuetudinaria versatilità in cucina, considerando il suo utilizzo anche nel reparto “dolci” della gastronomia della regione.
Ed indubbiamente, oltre che la qualità e schiettezza delle materie prime utilizzate, cio’ che conta è anche le modalità con le quale tali sciccherie vengono prodotte: ad esempio, si tratta di confetture all’82% di frutta, il che ne fa una delizia oltremodo corposa, considerando che le vellutate normalmente in commercio non hanno più del 45/46% di frutta (provate a girare il vasetto che sicuramente avrete in dispensa per verificare e credere!!). Ovvero, che la relativa produzione venga effettuata senza l’uso della rinomata pectina, che ne abbrevia senza dubbio il tempo di elaborazione, ma nel contempo ne rimpingua decisamente di conservanti la medesima.
Circa gli usi in gastronomia, la confettura di clementine e peperoncino non è eccessivamente piccante, beninteso: si tratta di un sapore che completa quello della frutta, un retrogusto ben gradito anche da chi non è abituato al sapore “deciso” del peperoncino. E’ consigliata per originali antipasti, su crostini, tortine, pane arrostito, formaggi in genere. Oppure per dare un tocco di originalità alle scaloppine di vitello , pollo o sulle carni lesse in genere (è consigliabile porre il prodotto a fine cottura). O mista con la ricotta, per guarnire salatini e pizzette da antipasto. O infine nell’uso dolciario: crostate, torte, bocconotti ed altre delizie avranno così un tono decisamente diverso.
La confettura di clementine e liquirizia invece si accompagna bene ad un formaggio cremoso con componenti acidule e struttura compatta. La “crescenza” o lo “stracchino” possono rappresentare l’esempio più calzante, anche facendo riferimento al bel contrasto cromatico medioscuro/candido. Spalmata su di una semplice torta al cacao con copertura di cioccolato o zucchero a velo, appalesando l’ eccezionale accordo cioccolato/liquirizia/marmellata, di certo apprezzato da grandi e piccini.
Sono tutte chicche d’uso che è possibile reperire nelle schede tecniche dei siti di prodotti tipici calabresi che propongono sulle loro vetrine virtuali queste introvabili specialità, mosse dal loro consuetudinario intento di sorprendere ed incuriosire con nuove delizie.
Archiviato in Mangiare e bere | Autore gioegio
Apr
21
Festival del Cinema Spagnolo a Malaga
April 21, 2010 | Lascia un Commento
E’ iniziata sabato scorso la tredicesima edizione del Festival di Malaga, il secondo più importante per il cinema spagnolo dopo quello di San Sebastian.
La manifestazione proseguirà fino al 24 aprile prossimo, quando la cerimonia di premiazione nel Teatro Cervantes della capitale della Costa del Sol sancirà i vincitori della Biznaga de Oro e d’argento nelle varie categorie (lungometraggi, cortometraggi, documentari, cinema latinoamericano).
La città è naturalmente già in fermento per l’arrivo delle personalità più famose dell’industria cinematografica, che sfileranno continuativamente per il tappeto rosso e le vie del centro; oltre che per le numerose attività parallele organizzate in vari punti della città, che unite al bel tempo previsto per questi giorni, garantiscono la possibilità di godere dell’atmosfera del festival con una semplice passeggiata.
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Apr
21
Il liquore di liquirizia calabrese, classico ed esclusivo liquore della gastronomia regionale, è ormai una chicca facilmente reperibile nella distribuzione commerciale, o presso boutique del gusto che propongono prodotti tipici calabresi.
Ma chi è un attimino più “aduso” alle preparazioni fatte in casa, può eventualmente sperimentare il fai da te, ricorrendo ad acquistare la polvere di liquirizia, “tassativamente quella calabrese”, presso i siti di e.commerce di prodotti tipici che nelle loro vetrine virtuali propongono anche questa referenza.
La liquirizia è una pianta erbacea che cresce in modo spontaneo nei terreni argillosi del meridione d’Italia. Riconosciutale dalla antichità numerose proprietà benefiche, dalle relative radici si ricava la sostanza che è stata sapientemente trasformata in rinomate caramelline, dalle forme più variegate ed, all’occorrenza, aromatizzate in vario modo.
La polvere di puro succo di liquirizia calabrese è una delle migliori per gli usi gastronomici in generale, come afferma peraltro anche l’autorevole Enciclopedia Britannica argomentando sulla materia prima – la migliore qualità di liquirizia “is made in Calabria”; essa proviene dalle medesime aziende che producono le confetterie derivate da questa fantastica ed esclusiva radice, mosse da uno dei principi essenziali del nostro sud secondo il quale, anche dalla liquirizia, “non si butta via nulla”.
Preparare il liquore fatto in casa con la polvere di liquirizia, oltre che connotarlo con un sapore unico ed inequivocabile, ne fa un dopo-pasto digestivo esclusivo, da gustare all’occorrenza anche freddo: una originalità che indubbiamente stupirà i vostri ospiti a tavola.
Ed eccovi la relativa ricetta:
Liquore alla liquirizia artigianale.
Ingredienti:200 gr di liquirizia in polvere, 1,5 litri di acqua, 1,2 kg di zucchero raffinato, 1 litro di alcool a 95°.
Preparazione: scaldare l’acqua portandola quasi alla ebollizione, sciogliere prima lo zucchero e poi la polvere di liquirizia facendola cadere a pioggia poca per volta con un cucchiaino da caffè e girando in continuazione con un cucchiaio o un mestolo. Finita la polvere spengere il fuoco e far raffreddare lo sciroppo fino a temperatura ambiente sempre mescolando. A questo punto unire l’alcool girando con il mestolo per amalgamare bene sciroppo e alcool, finito ciò imbottigliare.
Fare lo sciroppo in una pentola che abbia una capienza di circa 5 litri e che sia fatta con materiale con poca aderenza, che non faccia attaccare il contenuto nella cottura, (l’alluminio va benissimo). Una volta imbottigliato il liquore di tanto in tanto scuotere le bottiglie, per far si che eventuali grumi di liquirizia in formazione specialmente sul fondo si sciolgano prima di solidificarsi troppo. E’ buono anche subito, ma dopo un mese o due,l’alcool e lo zucchero si saranno amalgamati a dovere.
Le quantità dei componenti detti sopra possono essere variate a seconda dei gusti personali.
Ovvio che la originale polvere di liquirizia può avere diversi usi eccezionali in cucina, per i quali ve ne suggeriamo altri, sciccosi ed unici.
Gelato alla liquirizia.
Ingredienti: polvere di liquirizia 100 g, latte 300 g, zucchero 150 g, panna 350g.
Preparazione: mettete in una casseruola il latte con lo zucchero e la liquerizia. Fate scaldare a fiamma bassa mescolando spesso ma senza mai far bollire fino allo scioglimento della liquerizia. Fate poi raffreddare e incorporate la panna montata. Versate nella gelatiera per circa una mezz’ora.
Spuma di liquirizia in salsa di anice.
Ingredienti per 4 persone: 150g di panna liquida di prima qualità, 250g di latte fresco, 20g di liquirizia in polvere, 4 uova, 2 fogli di colla di pesce, 3g di semi di anice, 50g di zucchero. 2 cucchiaio di maizena.
Preparazione: sbattere le uova con lo zucchero, aggiungere la liquirizia, il latte caldo e la panna , cuocere a bagnomaria incorporando la colla di pesce dopo averla ammorbidita nellacqua fredda. Raffreddare ed aggiungere la panna montata, incorporandola.
Per la salsa: bollire 100g di latte con i semi di anice, far raffreddare ed aggiungere la maizena. Addensare sul fuoco, nappare i piatti con la salsa e con l’aiuto di uno scavino formare delle palline di spuma, cospargere di polvere di liquirizia e servire.
Archiviato in Mangiare e bere, Senza categoria | Autore gioegio